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Una storia di successo
Come è iniziata la malattia, i sintomi
di cui soffrivo e le terapie che ho intrapreso.
Nel 1998, all'età di 30 anni, uscendo
da un prolungato periodo di depressione ed intenso stress psicologico
ho cominciato a soffrire di forti lombalgie e dolori alla schiena
in seguito a "colpi della strega". I dolori e le sciatalgie
si sono diffuse progressivamente in tutto il corpo a tal punto da
non poter più rimanere seduta oltre 10 minuti in un'ora e
camminare con gran fatica.
Fino ad allora ero sempre stata una persona
attiva e sportiva e tre anni prima facendo trekking nell'Himalaya
ero arrivata fino a 5600 m, portando il mio zaino senza l'aiuto
di uno sherpa.
Eppure ora lavorare e stare seduta al PC era diventato quasi impossibile.
I lavori domestici erano diventati un'impresa titanica ed era difficile
e doloroso portare anche una piccola spesa o tirare un carrello.
Sentimenti di una stanchezza cronica e schiacciante riducevano la
mia vitalità al livello minimo.
Mi sentivo come se avessi una costante influenza
o sintomi simili alle occasioni di quando ero stata forzata a stare
letto con la febbre, e vivevo quest`esperienza costantemente.
Potevo svolgere qualsiasi attività e solo dopo breve tempo,
mi esaurivo totalmente, come se non avessi più alcuna energia
vitale. I compiti più comuni e basilari erano diventati uno
sforzo erculeo con il risultato che potevo fare soltanto poco -
la mia vita era sminuita sotto ogni aspetto.
La mia energia era costantemente bassa e la maggior parte dei compiti
mi riduceva all'esaurimento fisico.
Nel frattempo, a causa della mia condizione, ero stata costretta
a rinunciare e a perdere il lavoro diverse volte. Di conseguenza
dovevo affrontare l'incubo del trattare con il complesso sistema
burocratico che obbliga ad affrontare un labirinto di trafile per
rivendicare il diritto all'assistenza sociale. Mi sentivo molto
isolata e depressa per tutta la situazione. La mia felicità,
fiducia e creatività si erano quasi del tutto disintegrate.
Finanziariamente ero paralizzata perché avevo speso tutti
i miei soldi in terapie e medicine. Tutti i test e le analisi specialistiche
e di routine che erano state fatte dai medici risultavano negative
e fu soltanto dopo 3 anni di peregrinazioni da molti dottori, specialisti
e terapisti che ricevetti la diagnosi di "Fibromialgia",
considerata una malattia incurabile. Mi piace chiamare quest'esperienza
"la sindrome di Paperino" perché come il povero
Paperino dei fumetti, vivevo in un turbine di eventi sfortunati
e di disgrazie.
La mia condizione iniziò ad intaccare
anche le relazioni con gli altri. Non potevo lamentarmi del mio
malessere perché le persone alla fine si stufano di qualcuno
che sta sempre male e che si lamenta, e non importava quanti trattamenti
ricevessi, la risposta era sempre la stessa - "nessun miglioramento"-
ero sempre allo stesso punto. Gli altri erano incapaci di comprendere
l'afflizione e la preoccupazione nella quale mi trovavo e sentivo
che il loro atteggiamento nei miei confronti era l'indifferenza
o l'incredulità. Quando iniziai a ritirarmi nell'isolamento,
la mia solitudine e impotenza diventavano più profonde.
E`vero che ad un livello esteriore il mio aspetto era buono ma i
sintomi essenziali erano invisibili agli occhi fisici e il fatto
che soffrivo di dolori implacabili non era ovviamente apparente.
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